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Proloco di Groppallo - I Cavanna e la torre di Tornara

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I Cavanna e la torre di Tornara

di Claudio Gallini

 

L’ampia e affascinante letteratura storica che abbraccia l’alta val Nure, e in particolar modo il distretto groppallino, è ricca di particolari episodi, a volte anche sanguinosi, che caratterizzarono il clima sociale e politico di tutta la valle nel corso dei secoli della storia moderna. In quest’analisi vorrei dare risalto a un imponente struttura, ancora oggi presente sul territorio, che fu al centro di notevoli scontri fazionari e che diede slancio ad una delle più importanti famiglie groppalline, I Cavanna Pacchiarotti. L’edificio in questione è una massiccia casa torre che troviamo a Tornara, a circa tre chilometri di distanza dalla chiesa parrocchiale di Groppallo in direzione di Bardi (PR), ma andiamo per gradi cercando di capire innanzitutto chi furono i Cavanna Pacchiarotti di Groppallo.

La storia della media e alta val Nure rievoca spesso e volentieri le vicende che ruotavano attorno alla nobile famiglia Nicelli, piuttosto che alle fatiche compiute dal casato dei Camia per contrastare l’operato dei primi. In realtà la storia di quella porzione di valle è fatta anche di altre famiglie che, seppur inferiori dal punto di vista patrimoniale, e più piccole in termini di componenti, hanno contribuito a scrivere tante pagine della storia della montagna valnurese. La famiglia che voglio ricordare in questa sede sono i Cavanna, soprannominati anche Pacchiarotti, che arrivarono, secondo una leggenda, a Tornara di Groppallo scappando dal genovesato dove il clima politico non era più tranquillo per il loro benessere. Per raccontare questa leggenda ci dobbiamo affidare allo storico locale Domenico Provini il quale tramanda, con molta fantasia, una storia molto particolare. Attorno al XVI secolo, con l’insediamento della famiglia Fieschi nel distretto di Santo Stefano d’Aveto (GE), la famiglia Pacchiarotti (o Pacciarotti) che risiedeva al tempo ad Ascona (GE), dovette scappare verso il piacentino con i muli addirittura ferrati al rovescio per far disperdere le loro tracce e perché noti antagonisti dei primi. Il racconto prosegue riferendosi anche alla famiglia Nicelli,molto vicina alla famiglia Cavanna secondo il Provini, che pare aver aiutato loro a fuggire e insediarsi a Tornara all’interno della casa torre che ancora oggi spicca superba in tutta la val Lavaiana; sempre secondo la leggenda fu proprio in questo momento che I Pacchiarotti adottarono il cognome Cavanna Pacchiarotti per camuffarsi ulteriormente. Lo studioso Giorgio Fiori, affermato storico piacentino di famiglie nobili locali, scrive invece che il casato dei Cavanna abitò da sempre il groppallino e che Pacchiarotti fu piuttosto un semplice soprannome. Lo scrivente, appoggiando pienamente quanto riferito da Fiori, individua nondimeno, tra i catasti farnesiani, che già nel 1557 troviamo cinque fratelli Cavanna possessori di bestiame e appezzamenti di terra oltre che riscuotere affitti sia a Groppallo sia a Groppazzolo (località nei pressi di Groppallo).

 

Cavanna 2

Stemma nobiliare della famiglia Cavanna (gentile concessione Maria Cavanna di Coletta di Groppallo)

 

Ma in che modo il casato dei Cavanna si appropriò della casa torre di Tornara? Com’è fatta questa torre? Rispondiamo subito a queste  domande sfogliando le carpette dell’Archivio di Stato e dell’Archivio Notarile di Piacenza, intervistando invece gli  attuali proprietari della casa torre per avere una descrizione accurata dell’edificio. Il giorno 8 aprile 1514 tutta la porzione di terra che oggi comprende verosimilmente le frazioni di Tornara (compresa la torre) e Croce, fu ceduta da un tale Pietro Asinelli ad Antonio Maria Nicelli per 1200 lire circa; quest’ultimo poi girò l’intero pacchetto ad un certo Andrea Cavanna detto il Pacchiarotto. L’appropriamento della torre non fu però così facile e immediato poiché l’edificio era già occupato e si dovette arrivare alle armi per far sgombrare gli occupanti; soltanto nella seconda metà del 1515 la famiglia Cavanna riuscì a insediarsi nella torre di Tornara.

Nel 1576 leggiamo invece, sempre dai catasti farnesiani, che fu un certo Leonardo Cavanna il più abbiente della famiglia, vantando a Tornara un complesso di case, stalle con ben 925 capi di bestiame, personale di servizio, un oratorio privato e la torre naturalmente, il tutto circondato da un importante muro di pietre. Le tradizioni orali del posto rip ortano inoltre che la famiglia Cavanna di Tornara, in quegli anni, potesse spostarsi dalla casa torre fino ai confini con Bardi (PR), senza mai togliere i piedi dalle loro terre (circa sei km), ma soprattutto senza pagare alcuna imposta di passaggio. La massiccia casa torre di Tornara, seppur modificata in più riprese, rispecchia pienamente la forma originale a pianta quadrata che un tempo si elevava di ben quattro piani (il quarto è stato distrutto da un violento incendio). I muri perimetrali misurano ben un metro di spessore, tutti rigorosamente in pietra; il tetto una volta in ciappe d’ardesia oggi è stato sostituito con una più robusta copertura in tegole. Ogni piano aveva un unico grande salone, ma gli attuali proprietari, adibendo la struttura ad abitazione, hanno collocato i muri perimetrali. Quelle che una volta erano feritoie, oggi sono divenute invece finestre, mentre la scala che un tempo saliva esternamente fino alla sommità, oggi si ferma soltanto al primo piano. Oggi la casa torre appartiene alla famiglia Casella che l’acquistò nel 1913 per 1500 lire da Rocco Cavanna; Vittorio Casella raccontava che nel salone del piano terra vi era una cassapanca capace di contenere tante staia di frumento quanti erano i giorni dell’anno. In quel grosso contenitore vi erano riposti i proventi che i contadini della zona pagavano alla famiglia Cavanna per le terre che questi tenevano in enfiteusi. La torre di Tornara rimane oggi a testimonianza dell’ascesa della famiglia Cavanna di Groppallo, cognome tra l’altro diffusissimo da queste parti.

Cavanna 3La casa-torre di Tornara (foto di Claudio Gallini)

 

 

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Autore: Claudio Gallini © 

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 Estratto da: L'urtiga, Quaderni di cultura piacentina, n°3, p. 47.
 

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